Perù - Apu Ausangate: il picco degli Dei
Lodge-to-Lodge sull'Apu Ausangate
L’alba su Chillca Tambo arriva silenziosa, come un respiro della montagna. La luce si insinua tra le vette innevate della Cordillera Vilcanota, accarezza i tetti di pietra delle case e scintilla tra i fili di lana intrecciati nei poncho degli uomini. Il vento porta con sé il profumo secco dell’altipiano e il suono delle campane appese ai colli dei lama. Siamo ai piedi dell’Apu Ausangate, la montagna sacra che domina l’anima e la storia di queste terre, e qui inizia il viaggio.
Ci si mette in marcia con il sole ancora basso, quando l’aria è frizzante e i muscoli rispondono lenti. Il sentiero sale tra i pascoli dove le vigogne si muovono con eleganza, come spiriti antichi. Ai 5.100 metri del passo Palomani, il mondo sembra ridotto all’essenza: ghiaccio, roccia, cielo. Il respiro è corto, i passi misurati, la ricompensa un panorama da vertigine, una terra che sembra sospesa tra il tempo degli uomini e quello degli dèi. Ogni sera, un rifugio ci accoglie. I tambos, locande d’alta quota, in pietra e legno come gli antichi ricoveri Inca lungo i cammini imperiali. Incredibile era la rete stradale che un tempo copriva gran parte del Sud America, e questi tambos sorgono sui siti originali. Il loro scopo era quello di offrire cibo e alloggio ai viaggiatori e ai famosi ”Chaskis”, veloci corridori inca che attraversavano l'impero coprendo distanze incredibili per consegnare messaggi. Dentro, il fuoco arde nel camino, il mate de coca scalda le mani, e il suono di una quena riempie la stanza. Fuori, il silenzio delle Ande avvolge tutto.
A 4.850 metri, mi addormento pensando ai Chaskis e a come diamine facessero

