Cina: Badain Jaran - Il Deserto Ghiacciato

Simone Sturla
Un viaggio accompagnato da Simone Sturla Flaneur at Large
Terre altre
Cina: Badain Jaran - Il Deserto Ghiacciato

Cina

9 giorni

da Novembre a Febbraio

Viaggio di Gruppo

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C’è un luogo dove il silenzio ha forma e peso. Dove le dune sono pareti e onde, sculture di sabbia ferme da millenni. Dove l’acqua, rara come il sogno, si tende in laghi sacri che riflettono un cielo troppo vasto per essere detto. Qui, nella Mongolia Interna cinese, il deserto del Badain Jaran non è soltanto un altopiano sabbioso: è una cattedrale senza tetto, una frontiera interiore.

L’aria è tersa, fredda. La sabbia irrigidita dalle temperature estreme della notte, fa un suono fibroso sotto i miei passi. Silenziosi invece quelli dei cammelli che marciano al nostro fianco, fuori dalle froge anche il loro respiro si fa fumo. Mi fermo, il fiato corto dall’ultima serie di barcana. Poi lo sguardo si allarga ed il paesaggio mi toglie la poca aria rimastami: stiamo per entrare nell’ultima valle, dominata da una caldera impressionante, centinaia di metri di sabbia in bilico precario ma immote nel tempo, sotto cui si allarga come un’ellissi il lago sacro: una lama d’acqua tesa alla cruda luce del tramonto, brillante. Su una lingua di terra un minuscolo monastero resiste al vuoto che lo circonda. Siamo nel Badan Jaran, nella Mongolia Interna cinese, a un giorno di cammino Bilutu, la terza duna del pianeta, 680 mt di sabbia dorata: un mare di creste e depressioni punteggiato da 140 laghi. Oggi la neve spruzza le dune, e il ghiaccio serra l’acqua in una morsa. Il cielo è vuoto. È un paesaggio onirico, dove lo sguardo costantemente tocca il sottile orizzonte, senza ostacoli nè confini. Sotto il sole il termometro segna meno venti gradi.
Una percezione illimitata, un’impressione di infinita solitudine e la misura di sè, gli elementi presenti. La fame arriverà alla sera, lo so. Per adesso conta solo il silenzio, e le forme incise dallo scalpello del vento nella sabbia. Il tempo invece neppure intacca questo spazio immoto, dove nulla si muove, se non noi. Ed il sole.
Lo anticipiamo verso la valle ed il monastero, verso il fuoco, la carne dal sapore selvatico, l’ospitalità brusca ma sincera, e gli sguardi sfrontati e curiosi della dura gente che abita questo angolo perduto della terra.
Qui, dove il mondo non ha memoria.

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Cina - 9 giorni - da Novembre a Febbraio

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L’aria è tersa, fredda. La sabbia irrigidita dalle temperature estreme della notte, fa un suono fibroso sotto i miei passi. Silenziosi invece quelli dei cammelli che marciano al nostro fianco, fuori dalle froge anche il loro respiro si fa fumo

Siamo nel Badan Jaran, nella Mongolia Interna cinese, a un giorno di cammino Bilutu, la terza duna del pianeta, 680 mt di sabbia dorata: un mare di creste e depressioni punteggiato da 140 laghi

. È un paesaggio onirico, dove lo sguardo costantemente tocca il sottile orizzonte, senza ostacoli nè confini. Sotto il sole il termometro segna meno venti gradi.

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Gabriele Battaglia
Un viaggio accompagnato da Gabriele Battaglia Giornalista, Esperto di Cina, Autore
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